Il rialzo dei rendimenti obbligazionari e la forza del dollaro USA negli ultimi giorni continuano a pesare sul sentiment del mercato dell’oro. Lunedì si osserva un lieve rimbalzo dei prezzi, con il metallo che recupera fino a circa 4.320 dollari l’oncia dopo essere sceso a 4.270 dollari nel corso della sessione.
- I prezzi del petrolio hanno cancellato gran parte dei guadagni alimentati dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, limitando anche oggi ulteriori rialzi del dollaro USA. Il presidente Trump ha dichiarato che un accordo con l’Iran è vicino e avrebbe inoltre esortato Israele a non rispondere al recente attacco di Teheran, che ha coinvolto diversi raid su obiettivi in Israele a seguito della prosecuzione delle operazioni militari israeliane in Libano.
- Ed Yardeni ritiene che l’oro possa scendere verso i 4.000 dollari l’oncia nel breve termine, pur mantenendo una visione costruttiva sul lungo periodo. Secondo le sue stime, il metallo prezioso potrebbe raggiungere circa 5.500 dollari l’oncia entro la fine del decennio.
- L’oro ha registrato il suo maggior calo giornaliero da marzo e la peggiore performance settimanale dalla fine di marzo. Un report sul mercato del lavoro USA più forte delle attese, pubblicato venerdì scorso, ha aumentato il costo opportunità di detenere oro, esercitando ulteriore pressione sui prezzi.
Oro (intervallo D1)
L’oro è sceso sotto la sua media mobile a 200 giorni (circa 4.445 dollari l’oncia), un segnale tecnicamente negativo che suggerisce una possibile inversione di trend. Il recente sell-off mette in discussione la convinzione diffusa che l’oro agisca sempre come bene rifugio durante periodi di tensione geopolitica. Nonostante l’impennata del petrolio e il conflitto legato all’Iran, i principali beneficiari finora sono stati il dollaro USA e i mercati azionari di Wall Street, sostenuti dalla fiducia costante nella narrativa di crescita guidata dall’intelligenza artificiale.

Fonte: xStation5
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