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11:49 · 2 aprile 2026

Notizie del mattino: Trump vuole riportare l'Iran "all'età della pietra". Gli indici crollano (02.04.2026)

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  • Nel suo discorso, Donald Trump ha assicurato che gli obiettivi strategici in Iran sono prossimi al completamento e che la guerra finirà presto. Ha annunciato potenti attacchi nelle prossime settimane per "portare a termine il lavoro" e "riportare l’Iran all’età della pietra". Nonostante le rassicurazioni sul successo, il Presidente ha evitato di affrontare le questioni relative alle truppe di terra e alla diplomazia. Il discorso, volto a tranquillizzare il pubblico riguardo all’aumento dei prezzi dell’energia, ha provocato immediatamente picchi nel prezzo del petrolio e cali nei mercati azionari.
  • Inoltre, Trump ha spostato la responsabilità per lo Stretto di Hormuz su altre nazioni, esortandole a "prendere l’iniziativa" e a garantire la sicurezza della rotta da sole. Ha suggerito che i paesi dipendenti da quel petrolio devono "arrangiarsi da soli", poiché gli USA intendono ritirarsi dal conflitto, lasciando irrisolto un problema economico critico e alimentando timori di dominio iraniano.
  • Il tono bellicoso di Trump sta causando cali nei futures dei principali indici. I settori più colpiti sono le small cap nel Russell 2000 (US2000: -1,9%), seguite dal Nasdaq (US100: -1,6%), S&P 500 (US500: -1,3%) e DJIA (US30: -1,15%).
  • Il sentiment in Asia è crollato. Il KOSPI sudcoreano (-3,7%) e il Nikkei 225 giapponese (-2%) e il TOPIX hanno registrato le peggiori performance, annullando i guadagni della sessione precedente. Il settore tecnologico ha trascinato al ribasso l’Hang Seng (-1%), mentre l’ASX 200 australiano è sceso dell’1,1%. L’aumento dei prezzi del petrolio ha colpito i mercati dipendenti dall’energia, suscitando timori di inflazione e di politiche restrittive da parte delle banche centrali.
  • Il saldo commerciale australiano è salito a 5,69 miliardi di AUD (previsione: 2,6 miliardi, precedente: 2,26 miliardi). Questo aumento è stato principalmente guidato da un forte calo delle esportazioni di metalli chiave e carbone dopo massicci aumenti di prezzo a seguito dello scoppio della guerra in Iran.
  • Nel mercato dei cambi, il dollaro USA domina nuovamente (USDIDX: +0,5%), recuperando grazie a un’ondata di avversione al rischio e incertezza sulle ulteriori azioni statunitensi in Iran, in particolare un intervento terrestre. I maggiori cali si registrano nelle valute antipodali (AUDUSD, NZDUSD: -0,7%), nel Franco Svizzero (USDCHF: +0,65%) e nella Sterlina Britannica, la più esposta agli alti prezzi del gas importato (GBPUSD: -0,6%). L’EURUSD perde lo 0,5% a 1,1535.
  • Il Brent è schizzato di circa il 6,7% a 107$, neutralizzando la maggior parte dei cali degli ultimi tre giorni. È visibile un calo anche nei metalli preziosi: l’oro è sceso del 2,2% a 4650$ l’oncia, mentre l’argento è calato del 5,35% a 71$ l’oncia.
  • Alberto Musalem della St. Louis Fed ha sottolineato che la Fed non ha bisogno di modificare bruscamente il proprio approccio alla politica monetaria, affermando che i livelli attuali dei tassi sono appropriati alla luce dei rischi inflazionistici legati alla guerra in Iran.

 

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